Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Nelle lavorazioni a "Caldo", rientrano tutte le metodologie di lavorazione del vetro che richiedono la fusione della materia prima o degli scarti di precedenti lavorazioni:

 

Avventurina

 

Con il termine "avventurina" si descrive un vetro inventato a Murano intorno al 1620 che presenta avvolte nella massa, a prima vista, innumerevoli pagliuzze dorate, in realtà trattasi di minutissimi cristalli di rame. Il segreto della composizione dell'avventurina, detenuto nei secoli da pochi maestri vetrai, sta nell'aggiungere a fusione conclusa, appropriate quantità di materie prime come battitura di ferro, silicio metallico, carbone, fino a quando inizia a precipitare il rame metallico. Un lento ciclo di raffreddamento del vetro fuso provoca la separazione del rame metallico dal vetro di base. L'omogeneità della distribuzione dei cristalli di rame caratterizza la qualità dell'avventurina. L'origine del termine avventurina prende nome dalla definizione data dal vetraio seicentesco Giovanni Darduin: "la si dimanda venturina, et con ragione, perché sortisse più per ventura che per scientia".

 

Cristallo

 

È definito "cristallo" il vetro incolore e trasparente, decolorato con biossido di manganese, ottenuto con materie prime depurate. Fin dai tempi del Medioevo il cristallo è considerato il più pregiato vetro muranese. Il segreto della sua qualità sta nelle purezza delle materie prime impiegate, nell'uso di decoloranti, nella preparazione della miscela vetrificabile e nella condotta della fusione. Nella metà del XV secolo i muranesi proposero un vetro puro e incolore, che per la prima volta nella storia venne chiamato cristallo e successivamente venne riprodotto in altri paesi europei. A differenza del cristallo nordico, che presenta una alta concentrazione di ossido di piombo e che oggi deve sottostare a severi controlli relativi ai fumi derivanti dalla fusione, il cristallo muranese è un vetro sodico-calcico i cui componenti principali, oltre alla silice, sono l'ossido di sodio e l'ossido di calcio. Il cristallo sodico risulta molto adatto alla produzione di oggetti soffiati particolarmente leggeri che richiedono lunghi tempi di lavorazione.

 

Filigrana

 

È un vetro ottenuto con una tecnica decorativa a caldo, inventata a Murano nella prima metà del XVI secolo. Prevede l'utilizzo di bacchette contenenti fili lisci in "lattimo" o in vetro colorato. Se i fili nelle bacchette sono ritorti, o a spirale, la filigrana è detta “a retortoli” mentre se le bacchette sono incrociate la filigrana viene definita "a reticello" o "doppia".

 

Lattimo

 

Il lattimo è un vetro bianco opaco come il latte (da cui il nome), l'invenzione è datata nel 1450 circa a Murano con lo scopo di imitare la porcellana cinese giunta a Venezia, utilizzando come opacizzanti calcina di piombo e stagno. Nel Rinascimento e nel XVIII secolo il lattimo venne utilizzato soprattutto per la produzione di raffinati oggetti soffiati, decorati a smalti policromi. Nella lavorazione odierna gli agenti opacizzanti utilizzati sono caratterizzati da minuti cristalli di fluoruro di calcio e di sodio che si separano dal vetro fuso durante il raffreddamento. Questi cristalli risultano tanto più omogenei quanto più è elevata la concentrazione di ossido di zinco nella miscela. Simile al lattimo, da un punto di vista estetico, è il vetro smalto a base di arseniato di piombo, utilizzato soprattutto nella lavorazione delle perle e della filigrana.

 

Soffiatura

 

La soffiatura intorno alla metà del I secolo a.C. fu una tecnica che rivoluzionò la produzione vetraria, rendendo rapida ed accessibile la produzione di contenitori in vetro favorendone la diffusione anche presso le classi più modeste. L'origine della soffiatura avvenne nell'area siro-palestinese, inizialmente non esisteva una vera e propria canna da soffio bensì una canna vitrea cava che veniva chiusa ad una estremità permettendo la modellazione in quella zona in forma di boccetta, mentre nell'altra estremità avveniva la soffiatura generata dal maestro vetraio. In un secondo tempo l'oggetto modellato veniva staccato dal resto della canna vitrea. L'introduzione di una canna metallica rese più agevole il lavoro del vetraio ed ampliò la gamma produttiva.

 

Sommerso

 

Il "sommerso" è una forma di arte del vetro di Murano che presenta strati di colori contrastanti (in genere due), la tecnica prevede l'immersione di un soffiato di grosso spessore nel crogiolo contenente del vetro trasparente di altro colore ed egualmente di ampio spessore. La sovrapposizione di spessi vitrei trasparenti permette di ottenere particolari effetti cromatici. Il sommerso è stato sviluppato a Murano durante la fine degli anni trenta ed è stato reso popolare negli anni cinquanta da Seguso Vetri d'Arte, diretta da Flavio Poli. Questo processo è una tecnica popolare per i vasi, ed è talvolta usato per le sculture.